| Prefazione | INDICE | LIBRO I | LIBRO II | LIBRO III |  LIBRO IV LIBRO V | APPENDICE |

Giovanni Andrea Tria
Memorie storiche civili, ed ecclesiastiche della città, e diocesi di Larino (1744)
Libro IV
Capitolo VII
Di Serracarpiola

Informazioni sulla fonte del testo
Indice
  • Della Chiesa Arcipretale di Santa Maria in Silvis.
  • Della Chiesa Arcipretale di S. Mercurio Martire.
  • Del Clero.
  • In Dei Nomine Amen.
  • Jesus, Maria, Mercurius.
  • Altre Chiese dentro l’Abitato.
  • Chiese fuori dell’Abitato.
  • Conventi di Religiosi diversi.
  • Convento de Riformati.
  • Convento di Cappuccini.
  • Chiese distrutte.
  • Di Montesecco luogo distrutto.
  • De Giorni Festivi particolari, che si osservano in questa Terra.
  •   1. QUesta Terra è una delle più considerabili della Diocesi Larinese. La sua fondazione si stima antica a riguardo di molte altre della Diocesi, o che distrutte furono poscià rifatte in altro luogo, o che sorsero da’ fondamenti dopo le rovine di altre Città, come furono quelle di Gerione, di Cliternia, e di Teano Apulo. L’edificazione di Serracapriola, come, e quando sortisse, lo dice con un compiuto racconto il P. Fr. Arcangelo di Montesarchio nella Cronistoria della Provincia Riformata di S. Angelo alla part.3. cap.9.

       2. Questa antichissima Terra, la quale benché fusse circa l’anno del Signore 190. edificata, pure può dirsi molto antica, e vanta la sua fondazione troppo prodigiosa. Ella è situata sopra un Colle verso Mezzogiorno, dove anticamente osservavasi solamente una fortissima Torre, forse misero avanzo delle famose_Rocche de’ Popoli Frentani. Era tutto questo Colle cinto di foltissimi Boschi, appellandosi anche a’ giorni nostri la Selva del Conte . Costui chi fusse, e come chiamavasi non è noto : si sa però, che un giorno diliziandosi con altre Persone alla caccia, si diede ad inseguire un Caprio, che furiosamente fuggendo rifugiossi in una Grotta nella cima di detto Colle, dove entrato il Conte vi ammirò con raccapriccio, e stupore un picciolo Altare, in cui era una bellissima Immagine di Maria nostra Signora, e il Caprio in atto riverente ne stava. Sorpreso da un divoto timore il Cacciatore, chiamò tutti i suoi Compagni, e avendo unitamente ammirato con venerazione il portento, lo pubblicarono agli Abitatori delle vicine Ville, i quali in poco tempo vi fabbricarono una Chiesa, che anche a’ nostri tempi si appella S. Maria in Sylvis. Appena ebbero terminato il devoto edificio, che stimolati dalla divozione, e dall’ amenità del sito, incominciarono a fabbricarvi le Case. E questa fondazione della Terra, che in memoria di quanto è narrato ebbe il titolo di Serracapriola. 

        3. Noi abbiamo conosciuto questo Religioso, e trattato col medesimo, e vogliamo, che i leggitori faccino giudizio di questo racconto. Non tralasciamo però avvertire, che quando non sia errore nelle figure de’ numeri 190. non sappiamo certamente, come cadendo il Secolo II. di Gesù Cristo si possa assentire al nome di Conte nella maniera, che sembra voler egli parlare; e molto meno al nome di Chiesa, e di Chiesa pubblica; posciacche assai più tardi furono permesse a’ Fedeli le loro fondazioni, come si accenna nel cap.5. di questo lib.4. §.4. n.13. e segg. Per altro noi non troviamo memoria di questa Terra più remota, che quella, la quale ce ne dà il Diploma della concessione della Città detta Gaudia, o sia Città a mare, posta nel tenimento di S. Agata de’ Canonici Regolari Lateranensi, fatta da Tesselgardo Conte di Larino, nell’ anno 1045;. leggendosi in fine di esso : Acta intus in Castello de Serra, come nel medesimo Diploma, che si riporta in questo lib.4. cap.5. §.7. ove de’ luoghi distrutti nel tenimento di S. Agata n. j. come pure la Cronica Cassinese lib.4. c.96. dove si nota, che Roberto Conte di Molise facesse donazione della metà del Castello di Serra al Monastero Cassines nell’ anno 1127. iis porro diebus, cioè circa l’anno 1127. Robertus etiam Comes de Molisio fecit privilegium huic loco de medietate Castri Serra, quod est sub jure Larinetisis Episcopatus  : e si vede notata tra le Terre spettanti alla Diocesi di Larino nella sentenza del Cardinal Lombardo dell’anno 1175. e tanto in detto Diploma, quanto nella Cronica Cassinese, e in detta sentenza sta scritta col nome assolutamente di Serra : e cosi pure con quello semplice nome si legge nelle due Bolle di Lucio III. e d’Innocenzo IV. forse perché appresso ricevette l’aggiunto di Capriola, per il miracolo di sopra narrato.

       4. Il nome poi di Serra stimiamo introdotto dal luogo della sua situazione . Egli è un latinismo, e secondo la spiega, che ne fanno i Signori Fiorentini, vuol dire luogo stretto, e angusto ; ma tra noi significa una fattezza di monti lunghi, ed erti, a guisa di segadritta, e inuguale : In fatti questa Terra sta situata sopra la salita d’un monte, nella forma preaccennata, che fa un’ampiissima pianura da Occidente, e Settentrione, da dove si gode la vista della Puglia Daunia, e del Monte Gargano, avendo il Fortore ad Oriente discosto da circa tre miglia, e da Larino dodici.

       5. Di essa fa memoria Leandro Alberti nella Descrizione d’Italia, quando discorre della Puglia Daunia dicendo : Ritornando a i luoghi posti fra Terra e distostandosi da Lesina quattro miglia, e dal Fiume Fortore uno, appare sopra la cima dell’alto Monte Serracapriola, onorevole Castello, e molto nominato per tutto il Regno di Napoli, per il passaggio degli animali, che quivi passano di diversi paesi per svernarvi in Paglia. Et in questo vi è la Dogana, come eglino dicono, dagli Officiali; se ne cavano oltre a cento mila ducati l’anno.

       6. Scipione Mazzella quasi copiando da Leandro, nella descrizione del Regno di Napoli, parlando della Provincia di Capitanata dice lo stesso in tal modo: Fra Terra, quattro miglia sopra Lesina, e un miglio presso a Fortore, su un alto Colle è la Serracapriola popolosa, e civile Terra, la quale è molto nominata per tutto il Regno, per lo passaggio degli animali, che vi passano di diversi Paesi, per isvernare in Puglia, e per la Dogana, che vi è delle pecore, cioè il luogo, ove bisogna pagare tanto per capo d’animale.

       7. E non sussiste, volendo questi Scrittori, che Serracapriola sia discosta dal Fortore, o sia dal Frontone, un miglio ; imperciocché, come si è detto, non uno, ma circa tre miglia è lontano dal fiume preaccennato. La Dogana per il passaggio degl’animali, ora sta postaa in Foggia, dove si paga il Dazio , assistendovi un Ministro Togato col suo Tribunale, in qualità di Presidente, con un Uditore, e due Credenzieri, presidendo a’ negozj, che riguardano gl’erbaggi per uso delle pecore, che recano un gran peculio al Patrimonio Reale.

       8. Tiene questa Terra ampiissimi, e fertilissimi Territorj d’ogni sorta di vettovaglie, e vini, e gl’abitatori ne fanno industria, e frutti, e fichi si vedono in abbondanza durevoli, e permanenti su le piante fin’ al mese d’Aprile, e la mattina del Giovedì Santo del 1727. che correva il primo anno del nostro Vescovado in questa Diocesi, ce ne fu trasmessa una gran copia, e se si usasse maggior diligenza, potrebbero porsi in paragone con quei della Città della Cava, la quale fa pompa di fichi freschi in detti tempi.

       9. Questa Terra è tutta murata colle sue porte, e vi si mira anche una Torre antica di guardia, composta di quattro angoli retti, e altrettanti acuti, con maravigliosa architettura, e si stima avanzo delle famose rocche de’ Frentani, come dice il lodato Autore Francescano, o deve dirsi opera di quei di Teano di Puglia, come vuole il Pacichelli nel Regno di Napoli in prospettiva, dalla quale Città già distrutta la nostra Terra non e molto distante, e questo anche è fama degl’abitatori, e de’ vicini ; e noi parimente siamo di un tale sentimento, e su di ciò conveniamo col Pacichelli.

       10. Le fabbriche de’ particolari sono più ben fatte, e comode dell’altre, e il Palazzo Baronale è di molta distinzione, formato a modo di Castello con ponte levatoio, rinovate notabilmente dalle ruine del tremuoto, dal quale la medesima fu scossa, coma pure quasi tutto il Regno, e la maggior parte della Puglia, S. Severo, Civitate , Lesina, Torre maggiore, Procina, S. Paolo, e altre li 30. Luglio giorno di Venerdì nell’anno 1627. come riferisce Mario Vipera nella Cronologia de’ Vescovi, e Arcivescovi di Benevento, nella Vita di Alessandro di Sangro, Arcivescovo di Benevento pag.184. così anche presso il Sarnelli in altra Cronologia de’ medesimi Vescovi, e Arcivescovi di Benevento sotto la stessa Vita del detto Alessandro di Sangro pag. 150.

       11. Per quel, che di sopra si è accennato, questa Terra nell’anno 1127. si possedeva da Roberto Conte di Molise, e dal medesimo ne fu donata la metà al Monistero di Monte Casino, ma non sappiamo, se questo Monistero ne fusse mai in possesso, né come poi passò con Chieuti colla Terra di S. Paolo non lontana dalla nostra Diocesi Larinese, nella Famiglia Gonzaga, che oggi si rappresenta da’ Serenissìmi Duchi di Guastalla: è certo, che da questa Famiglia del ramo, che risedeva in detta Terra di S. Paolo, fu posseduta per molto tempo. Poi passò ne1 Marchesi del Vasto d’Avalos d’Aragona, e nella situazione del Regno del 1669. tra Duchi, e Feudatarj di Capitanata si legge : Illustr. D. Ferdinando Francesco d’Avalos per la Terra di Serracapriola : per morte di D. Cesare d’Avalos senza figli, fu nostro amico, nell’anno 1729. succedè il Sig. D.Gio: Battista d’Avalos, Principe di Troja, e dedotta dopo la sua morte l’insigne eredità di questa Illustre Casa in patrimonio, ad estinto di candela, fu comprata colla Terra di Chieuti dal Sig. Duca D. Niccola Maresca, per il prezzo di circa ducati cento novanta mila, come si è detto in parlarsi di Chieuti.

       12. Il Popolo è numeroso. Il Mazzella di sopra lodato nella numerazione del 1601. dice, che Serracapriola allora aveva fuochi 246. in quella del 1626. Serracapriola vecchio 346. nuovo 285. Nella numerazione del 1669. stampata dal de Bonis nel 1671. si legge Serracapriola antica 441. nuova 553. Al prefente computandosi i forastieri, e altri, che non vi hanno stanza fissa, si calcola il numero di circa quattro mila Anime : Tra questi, oltre agl’Artisti di varie sorte non vi manca buon numero di persone decorate coll’onore, e gradi che s’acquistano per mezzo delle Lettere, come sono Dottori dell’ una, e dell’ altra Legge , Secolari, ed Ecclesiastici, Medici, Giudici a’ contratti, Notarj Regi, e Apostolici, e altre Persone, che vivono nobilmente . Tutti sono di complessione robusta, e di ottime fattezze, e Persone di comparsa, concorrendovi l’aria perfetta, che si gode in questo Paese.

       13. Il Barone destina il Governatore per l’amministrazione della giustizia. L’Annona si governa dal Magistrato Laico, quale tiene l’amministrazione del Peculio pubblico, e il Magistrato si compone dal Mastrogiurato, e altri, che si eleggono ogni anno in pubblico Parlamento, come si è detto dell’altre Terre.

       14. Quanto alle cose Ecclesiastiche. Sono in questa Terra due Chiese Arcipretali, le quali vengono servite da due distinti Arcipreti con proprj Clerj, o Capitoli, che chiamano, una sotto il titolo di S. Mercurio Martire, e I’altra sotto il titolo di S. Maria in Silvis, delle quali ora partitamente qui diciamo.

    Della Chiesa Arcipretale di Santa Maria in Silvis.

       15. Vogliono gl’affezzionati a questa Chiesa, che ella sia la prima fabbricata in essa Terra, a riguardo dell’Immagine di Maria Vergine, miracolosamente trovata in una grotta tra quelle selve da un Cacciatore, colla scorta di un cavriolo, siccome si è detto al n.2. Il Campanile di quella Chiesa fatto tutto di mattoni, fino al secondo ricinto dimostra qualche antichità, non è però prima del tempo, in cui si ufava l’architettura gotica e la fabbrica della Chiesa non è molto antica, formata a tre navi, la quale fu da noi consagrata insieme con l’Altare maggiore li 14. Novembre del 1728. con destinarne la celebrazione anniversaria nella Domenica terza di esso mese, con rito doppio di prima classe, e sua ottava .

       16. L’Altar Maggiore è dedicato a S. Maria in Silvis, come era prima. Sta egli posto sotto l’arco maggiore riformato, e ripulito in detta ocasione della sua Consagrazione con stucchi, e la sua Mensa è tutta intera di marmo, e sopra di essa vi è la Custodia per uso delle Sagre Pissidi, e Ostensorio d’argento nobilmente, e riccamente rifatti.

       17. Da parte del Vangelo in una delle navi laterali cominciando da capo vi è l’Altare intitolato della SSma Annunziata, ancorché vi sano due Quadri, Uno sono il titolo del SSmo Rosario, e l’altro più picciolo, dove è dipinto il Mistero dell’Annunziazione della Bma Vergine. In questo sta eretta una Confraternita di Ecclesiastici, e Secolari, fondata con autorità dell’Ordinario. Si governa dal proprio Procuratore, che conferma la Corte Vescovile, e dalla quale tiene tutta la sua dipendenza. I Fratelli hanno l’uso de’ sacchi di tela bianca, e sua mezzetta color verde . Appresso si vede l’Altare di S. Antonio di Padova, quale anticamente fu eretto dalla Famiglia del Giglio: oggi si possiede da D. Antonio, e D. Gaetano di Cicco, Fratelli, per testamento de’ 5.Decembre 1690. fatto da D. Pietro di Cicco, loro Zio paterno, che fu Arciprete di questa Chiesa. In questo Altare si venera la Statua di detto Santo , e si mantiene dalli suddetti di Cicco, li quali hanno I’ onore del titolo di Conti. Il terzo Altare è della Presentazione di M.V., costrutto ab antiquo dalla Famiglia Rota, padrona di essa Cappella. Finalmente vi è l’Altare di S. Lorenzo M. rifatto di stucco all’uso Romano ultimamente dalla Famiglia de Muziis, come dicsendenti dalla Famiglia Masciarìa, che ne furono i primi fondatori. Nell’altra nave cominciando dalla parte dell’Epistola dell’Altar Maggiore, il primo Altare è dedicato a S. Michele Archangelo, né si ha notizia della sua fondazione. Dopo viene quello di S. Pietro in Vinculis, che prima fu eretto da quei della Famiglia Piccoli, a’ quali succedè la Famiglia Gentile, e questa estinta, al presente si mantiene dal Procuratore, o sia Quartolano della stessa Chiesa. Il terzo Altare è dedicato in onore di S. Carlo Borromeo, che fu della Famiglia Papocchia, e ora è stato rinuovato a spese di D.Antonio Ferulano, Arciprete di essa Chiesa.

       18. Il Coro stà posto dietro I’Altar Maggiore con suoi stalli di noce ben formati, e stà provisto di tutti li libri Corali necessarj. La Sagristia ancorcche sia troppo angusta, a proporzione del numeroso Clero, è proveduta di tutto il bisognevole per la sagre funzioni. Tiene il suo ingresso da dentro il Coro dalla parte dell’Epistola, e dall’altra parte del Vangelo sta posto il Campanile, di cui si è detto . Ha querta Chiesa il suo organo, ben formato : il Battisterio con servizio d’argento da noi ordinato, e proveduto. Vi sono quattro Confessionali, e più sepolture, così comuni, come particolari, oltre ad altra per gl’Ecclesiastici.

       19. Dentro il Coro si ritrova sepellito il Cadavere di Monsignor Gio: Battista Quaranta, Vescovo di Larino, il quale lasciò di vivere in questa Terra li 13. Settembre 1685. e la pietra sepolcrale si vede posta sopra il Presbiterio avanti l’Altar Maggiore, e da noi si è ordinato farvisi i’ Iscrizione, che non aveva.

       20. Il Cimiterio è situato all’incontro della porta maggiore con tutto ciò, che si prescrive nel Rituale Romano, e sua forma, tramezzandovi tra la Chiesa, e ’1 Cimiterio la strada.

      21. Ma quantunque questa Chiesa sia fornita di tutto ciò, che conduce al culto divino, la quantità delle Sagre Reliquie però le dà gran pregio. Sotto l’Altar Maggiore vi è una Gassa di Cristallo, in cui si conserva il Corpo di S. Fortunato M. avuto per dono con sue lettere autentiche dal fu D. Cesare d’Avalos d’Aragona, Marchese del Vasto, chiusa con due portelline, e suoi cancelli di ferro dalla parte posteriore, e anteriore, acciò si possa venerare da Fedeli. In un armario fatto dentro il pilastro dell’arco grande della Chiesa da parte dell’Epistola vi è un’altra cassa ancor di cristallo, in cui sono le Reliquie di S. Venanzio M., Di  S. Aurezia M., Di S. Innocenzo M., Di S. Fausto M., Di S. Illuminato M., Di S. Clemente M., Di S. Primiano M., Di S. Firmiano M., Di S. Tellurio M., Di S. Alessandro M., Di S. Pudenziana M., Di S. Orsola V. e M., Di S. Pascasio Confess., Di S. Ignazio M., Di S.Valentìno M., Di S. Sabino Vesc., e di S. Gunomio Vesc. In altra cassa con sue lettere autentiche vi è un Osso di S. Felicissimo M. E nell’altro pilastro dell’arco maggiore vi e l’Armario per li Sagri Olj.

    Della Chiesa Arcipretale di S. Mercurio Martire.

       22. Quest’altra Chiesa Arcipretale sta dedicata al glorioso Martire S. Mercurio, Padrone principale di essa Terra, per cui stimiamo qui far memoria, come questo Santo ottenne per la Fede di Gesù Gristo la Corona del Martirio in Cappadocia nell’anno 44. del III. Secolo sotto Decio Imperatore. Il suo Sagro Corpo fu trasferito da Costante Imperadore nella Città di Quintodecima nell’anno 663. della nostra salute, e per opera di Arechi II. primo Principe di Benevento fu trasportato in Benevento li 26. Agosto 768. dove fu annoverato tra Santi Protettori, come dice il Sarnelli nelle Memorie Cronologiche de’ Vescovi, e Arcivescovi di Benevento nella Vita di Giovanni II Vescovo Beneventano, e anche II. di questo nome tra Vescovi Larinesi.

       23. La Chiesa dedicata a questo Santo, resa quasi inabitabile, fu demolita, e da suoi fondamenti nel medesimo sito fu innalzata altra nuova l’anno 1630. e fu da noi consagrata assieme coll’Altar Maggiore li 18. Novembre 1728. trasferendosi l’officio della sua dedicazione, che si deve celebrare ogni anno con rito doppio di prima Classe nella terza Domenica di Novembre. Sta ella formata a tre navi di ordine toscano, e di tutta perfezione ; tantocche in tutta la Diocesi non vi è altra consimile. L’Altar Maggiore è in onore di S. Mercurio M. dove è posta la Custodia con Pissidi d’argento. In esso si ritrova eretta con autorità del Vescovo la Confraternita del SSmo Sagramento, coll’uso de’ Sacchi bianchi, e mozzetta di color rosso, quale si governa dal suo Procuratore, avendo il peso delle cere, e quanto occorre in tutte le Processioni, che si fanno col SSmo Viatico da amendue le Parrocchie, e questo si elegge dagl’Ecclesiastici, e Secolari, che compongono la Confraternita, e si approva dall’Ordinario.

       24. Vi sono altri otto Altari, posti nelle due navi laterali. In quella del Vangelo cominciando da sopra, il primo è di S. Michele Archangelo, il quale si dice di juspatronato della Famiglia Stanziana, estinta nella Casa di D. Marcello Corcilli Arciprete, da’ quali Cordilli si governa, come Eredi de’ Stanziani. Il secondo Altare stà dedicato alla SSma Immacolata Concezione di Maria, il quale si dice di juspadronato della Famiglia de Sanctis. Il terzo è dedicato a S. Filippo Neri ; e perché non costa della sua fondazione, da alcuni anni è stato concesso a Nicolo d’Errico di Bovino, Notaro abitante in questa Terra. Appresso vi è l’Altare de’ Sette Dolori, che prima si diceva della Pietà, e da noi è stato concesso a D. Salvatore Simonetti, Porzionario di quella Chiesa, e in questo anno 1744. morto Arciprete della medesima, è stato conceduto a suoi successori coll’obbligo di conservarlo, e mantenerlo decentemente, come già fanno.

       25. Nell’altra nave dalla parte dell’Epistola in primo luogo vi è l’Altare di S. Maria delle Grazie, eretto da quelli della Famiglia Stella, già estinta; poi fu conceduto alla Famiglia Cannavaro, la quate fa abitazione nella Città di Lucera di Puglia. Appresso viene l’Altare della Madonna del Carmine costrutto dal quondam D. Vincenzo Carieri, e questa Famiglia ora è estinta. Vi è l’altro fótto il titolo di S. GaetanoConfeifore, che si dice eretto dalla Famiglia Pera- mente, anche estinta. Finalmente vicino al Battisterio’ vi è l’Altare del Santissimo Nome di Gesù, il quale si mantiene con sue rendite particolari, che si amministrano da un Procuratore, che vi destina l’Ordinario.

       26. La Sagrestia sta posta a capo della nave del Corno del Vangelo. Ella è ben grande con suoi Armarj di noce, fatta a nostro tempo, ed è fornita di tutto il bisognevole. A capo di essa vie l’Altare coll’invocazione di S. Orfola V. e M. Fu costrutto dal Chierico Giuseppe Greco, e si amministra dal Procuratore, o sia Quartolano della Chiesa, che si elegge dal Clero, e si conferma dall’Ordinario. Il Coro sta posto dietro l’Altar Maggiore, e nel 1736. di nostro ordine, fu ornato con suoi stalli tutti di noce, e Sede Vescovile in mezzo. Il Pulpito benfatto, e il Trono Vescovile nobilmente formato, uno in faccia all’altro, appoggiati a i pilastri maggiori della nave di mezzo. Vi è l’Organo fatto a molti registri, con una nobile orchestra. Vi sono quattro Confessionali . Più sepolture, oltre a quella per gl’Ecclesiastici. Il Campanile è ben formato con molte campane di gran peso. Il Cimiterio è contiguo alla Sagrestia, con cui commanica per mezzo d’una porta. Egli è tenuto con molta proprietà, e divozione, e si rende piuttosto odorifero da molti arboscelli di gelsomini, che ivi sono piantati.

       27. Anche in questa Chiesa si conservano con tutto decoro, e venerazione più Sagre Reliquie. In un armario formato nel pilastro dell’arco maggiore da parte dell’Epistola, essendo nell’altro pilastro l’armario per l’Olj Santi, in un Reliquiario ovato di argento con cristallo dalla parte d’avanti vi è della Guancia di S. Biagio M. e ha l’autentica. In un altro Reliquiario pure ovato d’argento degl’Ossi di S. Lucia V. e M. In un altro ovato ancora, ma con i raggi intorno d’argento, con autentica, un pezzo d’osso dello stesso S. Mercurio M. In un altro, ben formato d’argento con autentica, da una parte un osso di S. Biagio Vescovo, e M. e dall’altra un Osso di S. Mercurio M. In un picciolo Reliquiario d’argento con autentica un Osso di S.Pardo Vescovo, o Confessore, e Padrone di Larino, e sua Diocesi. In un Reliquiario di cristallo ornato di filograno d’argento con autentica de’ Precordi, o siano dell’ Interiora di S. Filippo Nerj. In un Reliquiario ovato di rame con autentica degl’Ossi di S. Tommaso Apostolo. In un Reliquiario poi di Cristallo, formato a modo di piramide coll’autentica, vi sono le Reliquie Di S. Alessandro M., Di S. Giulio M., di S. Colomba M., Di S. Faustino M., Di S. Mariano M., Di S. Placida M., della Tonaca di S. Norberto Confes., Degl’Ossi di S. Crescenzio M., Di S.Claro M., Di S.GregorioVII. Papa, e Conf., di S. Fortunato M., di S. Desiderio M., Di S. Placido M., Di S. Aurelia M., Di S. Maurizia M. In otto saccliettini di tela di feta color d’oro ben tenuti, separatamente vi sono delle ceneri di S. Primiano, e Firmiano MM. Delle Ceneri di S. Pascasio Confess., Di S. Eunomio Vesc., Di S. Orsola V. e M., Di S. Alessandro M., Delle Ceneri di S. Savino Vesc. di Lesina. Delle Ceneri di S.Tellurio. Degl’Ossi di uno de’ quattro Coronati, e in uno di essi otto sacchetti vi sono molte Sagre Reliquie, i nomi delle quali sono ignoti; e di questi sacchettini colle loro Sagre Reliquie si parla nell’Appendice al cap.1. di queste Memorie, ove si trascrive.un attestato di Cesare di Stasio, quale bisogna leggere, per notizia di questi sacchettini di SS. Reliquie.

       28. Notandosi da noi S. Savino Vescovo di Lesina, e cosi leggendosi nell’attestato di Cesare di Stasio di sopra riferito si stima avvertir, come furono tre Santi Vescovi di questo nome Savino, uno di Canosa, l’altro d’Avellino, e ’1 terzo di Lesina, e solo quello di Avellino fu Vescovo, e Martire ; e quando sia vera una tale distinzione, sembra terminata la grave controversia tra Canosa, e Bari con Lesina, e Atripalda, volendolo ognuno per sé, per cui si sono fatte stendere inutili Apologie, e noi tralasciamo farne altra parola, bastando quanto si è accennato per detto effetto.

       29. Osservando nella nostra ottava Visita, fatta l’anno 1734. che in questa Terra vi erano tante Sagre Reliquie, e ben tenute, ordinassimo, che in essa. si celebri l’Officio con Messa ogn’anno sotto Rito doppio de commun. plurim. MM. per tutti li Santi delle Reliquie, che si conservano in tutte due le Chiese Matrici, e ciò dopo la Festa, di Ognissanti, in giorno non impedito ; come negl’Atti di essa tom.1.

    Del Clero.

       30. Le suddette due Chiese Arcipretali, sono amendue Matrici, e sì nell’una, che nell’altra si esercita la Cura dell’Anime, e ognuna tiene i suoi proprj Parrocchiani. La Cura dell’Anime si esercita immediatamente dal proprio Arciprete coll’aiuto, che ne devono dare i Porzionarj, come quei, i quali partecipano cogl’Arcipreti nelle loro rispettive Chiese delle Decime, Oblazioni, e altro, conforme si è notato diffusamente ne’ Preliminari di questo lib.4. §.2. Oltre al peso della Cura dell’Anime, che tengono gl’Arcipreti, e loro Porzionarj nelle suddette Chiese Matrici, hanno anche l’altro di officiare nelle medesime quotidianamente a guisa di quel, che si pratica nelle Chiese Collegiate ; mentre a riserva d’una formale erezione di Chiesa Collegiata, nel di più si considerano in sostanza come tali, e come Collegiali si amministrano, avendo la massa comune, e le pene contro a’ contumaci, convocano i loro Capitoli a suono di Campanello, tengono i proprj statuti, e altro quanto bisogna per il di loro buon regolamento.

       31. L’uno, e I’ altro Clero è numeroso, ma quanto bisogna, e non più ; e non tutti godono le porzioni, ma alcuni di numero prefisso, quale non fu sempre stabile, e si è andato, e si va variando più, o meno a proporzione delle rendite, come si osserva ne’ Sinodi de’ Predecessori. Nel principio del nostro governo, non ebbero difficoltà, che si stendesse fin’ al numero di quindici Porzionarj compresici gl’Arcipreti, ma nel fine di esso avendoci supposto, che le rendite fussero mancate, per aderire alle di loro premure fu fatto il seguente rescritto : Visto l’esposto & c. attesa la diminuzione delle rendite di dette due Chiese Matrici, e Parrocchiali, cioè di S. Mercurio, e di S. Maria in Sylvis di Serracapriola della nostra Diocesi di Larino, vogliamo, e stabiliamo, che i luoghi de’ Porzionarj per ciascuna di esse siano in tutto al numero di dieci, da godersi rispettivamente, come siegue, cioè uno intero per ciascuno de’ due Arcipreti pro tempore : otto altri parimente interi da otto altri Sacerdoti delle due rispettlve Chiese  : ed un altro intero da dividersi, e godersi, come siegue, cioè la metà di essa da un Diacono, e l’altra metà da due Suddiaconi delle medesime rispettive Chiese, ( con che sono dodici persone, e dieci le Porzioni ) con tutti i di loro rispettivi pesi : firmis in reliquis remanentibus nostris Constitutionibus Synodalibus: e così vogliamo, stabiliamo, ed ordiniamo, che si osservi. Datum Romae extra Portam Latinam hac die septima Decembris millesimo, septingentesimo, quadragesimo primo.

       32. Gli Arcipreti occupano il primo luogo, dopo di essi succedono i Cantori per il nuovo stabilimento preso nel nostro Sinodo part.3. cap.1. num.4. confermato con più decreti della S. Congregazione del Concilio, come in essi, che si riportano nel lib.3. cap.15. p.287. n.29. in questi si parla anche del concorso col mezzo del quale si provedono le suddette Porzioni. I Porzionarj hanno le facoltà d’insignirsi in virtù del rescritto della fa. me. di Benedetto XIIU in dita de’ io. Maggio 1729. confermato da N.,5. PP. Benedetto XIV. con suo rescritto de’ 9.Maggio 1742. e non ancora si sono poste in uso per alcune loro competenze.

       33. Per togliere le controversie, che alle volte nascevano tra li due Cleri da tempo immemorabile i nostri Predecessori vi sono andati provedendo con partitolari Capitolazioni, che stimiamo qui trascrivere.

    In Dei Nomine Amen.

       34.  CApitoli, e convenzioni da osservarsi tra li RR. Capitoli, e Cleri S. Mercurio, e S. Maria della Terra della Serra per quieto vivere, e union fraterna fatti per ordine di Monsignor Molto Illustre, e Reverendissimo Geronimo Vela Vescovo di Larino nell’anno 1597.

       I. In primis se convenissero essi RR. Cleri per esserno tutti due Chiese Parocchiali, che un anno per urto precedano nella Dignità, quale cominciarà dalla Vigilia della Festività del Santissimo Sacramento, e durerà per un anno intiero, e che li Preti della Chiesa della Dignità per quell’anno procedano in andare a man destra con la loro Croce nelle Processioni ordinarie, reservando solo le Processioni Funerali, nelle quali procederanno li Preti, e la Croce della Chiesa, dove si farà l’Uffizio, e che la Chìesa della Dignità possa sonare prima dell’altra, Nona, il primo Vespero, l’Ave Maria, il Matutino, Nona, e secondo Vespero delle sottoscritte feste, e s’intende solo nella prima festa, quando sono più feste insieme, le quali sono queste, videlicet  :
      
    II. La Festa della Natività del Signore, il Capo dell’anno, l’Epifania, la Purificazione della Madonna, la Resurrezione, l’Ascenzìone del Signore , la Pentecoste, il giorno del Santissimo Corpo di Cristo colla sua Ottava, e la festa di tutti li Santi, e detto il secondo Vespero della prima festa ogni Chiesa possa fonare quando le parerà.
      
    III. Item, che il Clero di S, Mercurio sia obbligato ogni anno solennizare in S. Maria nella festa dell’Assunzione della Santissima Madonna, festa titolare di detta Chiesa, e nella festa della Consagrazione di quella, e in dette feste l’ore Canoniche si abbiano in detta Chiesa da sonare prima del modo come di sopra, e versavice il Clero di S. Maria sia tenuto, & obbligato solennizare in S. Mercurio la. festa di esso Santo Padrone principale, e la Consagrazione di essa Chiesa con intonare il primo, e secondo Vespro, l’Offizio, e cantar la Messa, cioè nelle feste dette in S. Maria dalli Preti di S. Mercurio, e nelle Feste in S. Mercurio dalli Preti di S. Maria ; avvertendo, che non solo in detta Chiesa quando si faranno dette solennità, e feste s’avrà" da fonare l’ore Canoniche come di sopra, ma anco quando si celebraranno l’altre solite solenne feste, come a dire a S. Mercurio nella festa di S. Biaso, e della Concezione della Santissima Madonna, e in S. Maria nella festa della Santissima Annunciazione della Madonna, e la prima Domenica di Ottobre festa solenne di detta Chiesa.
      
    IV. E perché in dette sogliano alcuni Preti per loro negligenza mancare di andare a solennizare dove sono obbligati, per tanto chi mancherà nelle ore Canoniche intendendosi nel Matutino in fin’ a Prima, e dalla Messa non possono uscire solo quelli, che avranno da dir messa dopo che sarà cantato l’Evangelo, e uscendo altro Prete, che in quella mattina non celebrarà paga di pena due tarì, e quelli, che mancheranno alle ore Canoniche, come di sopra, purché non siano impediti legitimamente pagaranno un tarì da esiggersi la metà dal Vescovo, e l’altra metà dal Capitolo defraudato.
      
    V. Item, che l’uno, e l’altro Clero s’abbia da convenire insieme nella Chiesa della Dignità, e in quella solennizare la festività del Santissimo Sagramento, & il dì dell’ottava di detta festa si debbia uscire da quella, e andare processionalmente alla Chiesa, dove non è la Dignità, ma che li Preti della Dignità abbiano da cantare la Messa, e far l’Offizio ; nel dì di S. Marco parimente si uniranno nella Chiesa della Dignità, li Preti della quale faranno l’Offizio, e andaranno dove li parerà con la processione, e torneranno nella Chiesa dove non è la Dignità, e cantar la Messa.
      
    VI. Nelle Rogazioni il Lunedì la processione uscirà dalla Chiesa, dove non è la Dignità, e tornerà alla Chiesa della Dignità. Il Martedì uscirà dalla Chiesa della Dignità, e tornerà dove non sarà la Dignità. Il Mercordì uscirà dalla Chiesa, dove non è la Dignità, e tornerà in quella della Dignità, e volendosi cantar Messa così fuori, come dentro della Terra la debbiamo cantar li Preti della Chiesa donde esce la processione.

       VII. Il dì dell’Ascenzione si solennìzerà nella Chisa. della Dignità, e che quella faccia tutte le Croci, che s’hanno da affiggere così alle forte della Chiesa, come a quelle della Terra, e del Castello, e l’Arciprete di detta Chiesa con suoi Preti solennizerà detta Festa.

      
    VIII. Item, quando ci sarà alcun giubileo, che si avrà da ponere con processioni s’abbia da uscire dalla Chiesa, dove non è la Dignità, e andare a pubblicarlo nella Chiesa della Dignità, e avendosi da ponere senza processione s’abbia da pubblicare nella Chiesa della Dignità con ponersi detto giubileo in tutte due le Chiese.

      
    IX. Item, occorrendo infra annum farsi processioni comuni per la pioggia, per serenità, e per qualsivoglia altra occorrenza, e devozione, sempre debbia uscire detta processione dalla Chiesa della Dignità, facendosi una volta tantum, con ritornare nella Chiesa dove non è la Dignità, ma se per persevereranno debbia uscire una volta per Chiesa, osservandosi però in tutte le processioni così ordinarie, come extraordinarie, che li Preti della Chiesa d’onde uscirà la processione procedano colla loro Croce nell’ andare a man destra, e nel ritorno procedano quelli, che nell’andare andarono a man sinistra con la loro Croce.

      
    X. Item, circa la predicazione si conveniscono, che tanto nell’Advento, quanto nella Quaresima s’abbia da predicare una settimana per Chiesa, e tanto nell’Advento, quanto nella Quaresima la prima settimana s’abbia da cominciare netta Chiesa della Dignità ; la predica del dì delle Palme s’abbia da fare dopo mangiare nella Chiesa dove non è la Dignità, la predica della Passione, e del dì di Pasqua si faccia nella Chiesa della Dignità, però nella Pasqua si predica dopo Mangiare ; il lunedì di Pasqua alla Chiesa dove non è la Dignità, e il martedì si facci nella Chiesa della Dignità. E occorrendo predicare infra annum si abbia da predicare una volta per Chiesa cominciando però sempre dalla Chiesa della Dignità. E occorrendo predicare alcun dì festivo, quale si solennizzasse dall’uno, e l’altro Capitolo, si debbia predicare in quella Chiesa, dove si farà la solennità, ma nella festività della Santissima Annnnziata, una delle solenni feste della Chiesa di S. Maria, che se ben toccasse a S. Mercurio, volemo, che si predica in S. Maria, e nell’Advento il dì della Concezione s’abbia a predicare in S. Mercurio, come festa sua solenne.

      
    XI. E per deviare le differenze circa la ricognizione delli Parrocchiani, si conveniscono , che accasandosi alcun Cittadino debbia sposare nella Parocchia dell’Uomo, e non della Donna, e accasandosi alcun forastiero con alcuna Cittadina, debbia sposare nella Parocchia della Donna, e accasandosi un forastiere con una forastiera, quali l’uno, e l’altro fàcessero l’incolato nella Serra, debbia sposare nella Parocchia d’onde è Parochiano il padrone della casa dove abita l’uomo, e non facendo l’incolato, e stando a padrone con alcun Parrocchiano, debbia sposare nella Parocchia del padrone della Donna, e non facendo l’incolato né l’uno, né l’altro, debbia sposare nella Chiesa della Dignità.

      
    XII. E per più quieto vivere si conveniscono, che le Decime prediali delli forastieri si esiggono comunemente, mentre non si troveranno annotati nelli libri deli Parrocchiani, e che esiggendo alcuno Partitore alcuna decima prediale de’ forastieri, ne debbia dare avviso fra termine di due giorni all’altro Partitore dell’ altra Chiesa sotto pena di pagare il doppio di quello averà esatto, qual pena si guadagnarà dal Clero defraudato, e delle decime personali si esiggono dalli Preti, che averanno per Parrocchiani li padroni di quella casa, dove abitano detti forastieri per quell’anno dove si trovano abitanti.

      
    XIII. Item, che il Castello, l’osteria dell’Eccellenza di Gonsaga, la Casa delli PP. di Tremiti, e la Casa del Monte si abbia da sagramentare dalla Chiesa della Dignità, e Ialtre taverne si abbiano da sagramentare donde sarà Parrocchiano il padrone di detta taverna, e l’ospidale si abbia da sagramentare un mese per Chiesa, sincome oggi si osserva.

       XIV. Item si conveniscono, che nella Domenica delle Palme abbia da fare l’uffizio alla Croce l’Arciprete della Chiesa della Dignità, e che del restante si abbia da osservare il solito, conforme al tempo antico, cioè, che dopo saranno date le Palme, il Clero di S. Maria afpetterà fin tanto arriverà il Clero di S. Mercurio avanti la loro Chiesa di S. Maria, e là s’incontreranno insieme, procedendo sempre quelli della Dignità, e fatto l’offizio, e ceremonie alla Croce fé n’anderanno processionalmente fuora le mura della Terra, & alla porta, che fi dice da bascio si farà attollite portas, così come anticamente è stato, restandone fuora a fare quest’atto quelli della Dignità, e poi intrato dentro si spartiranno, e ognuno se n’anderà alla sua Chiesa.

      
    XV. Item, mentre sarà necessario unirsi l’uno, e l’altro Clero per benefizio universale, o per altra accorrenza de’ ragionamenti, si debbiano convenire, e congregare nella Chiesa, che in quell’anno avrà la Dignità a concludere quello farà bisogno, e sarà espediente.

    XVI. Item, che il Capitolo II. dell’incolato si abbia da dichiarare da Monsignor Reverendissimo.

    XVII. item, che li libri delli Parrocchiani di tutte due le Chiese, l’uno, e l’altro Arciprete abbia da dar nota delli Parrocchiani fra due mesi.

    XVIII. Item, che la Casa, quale si dice del Monte si abbia a vedere lo Testamento del Testatore, se dice al Sacramento, ovvero al Monte, acciò possa evitarsi alcuna controvenzione, e dicendo del Monte sia comune, e dicendo del S agramento, sia del Capitolo di S. Mercurio.

    Io D. Biaso de Rosis Arciprete di S. Mercurio confermo ut supra 
    Io D. Jacomo de Maso Economo di S. Maria confirmo ut supra.
    Io D. Graziano Francazio confirmo ut supra.
    Io D. Gio: Battista de Giorgio confirmo ut supra .
    lo D. Vincenzo Taurone confirmo ut supra.
    Io D. Marc’Aurelio de Gilio confirmo ut supra 
    Io D. Giuseppe Ciuliano confirmo ut supra.
    Io D. Melchionne Torella confirmo ut supra .
    Io D. Marcantonio de Mancinis confirmo ut supra 
    Io D. Giuseppe Pedementa confirmo ut fupra .
    lo D. Gio: Vincenzo de Luca confirmo ut supra .
    lo D. Melchionne Penterba confimo ut supra.

       35. Eflendo nate alcune altre controversie intorno all’interpretazione de’ Suddetti Capitoli, furono fatte di comune consenso le altre segg. Costituzioni.

    Jesus, Maria, Mercurius.

       36. SUole l’uomo inimico della tranquillità colla lunghezza del tempo feminare in mezzo del campo di una santa pace zizanie de’ liti, e di discordie, quali irrigando col freddo umore di quella parola meum, & tuum, cerca raccogliere le semenze delli precipizj, e destruzzioni ; al che avendo l’occhio ambidue questi Cleri della Serra ricordevoli di quel detto d’lsaia Proph. nel 32.5. opus justitiae pax, ed ammaestrati nella scuola della legge Evangelica per quello insegnò Cristo Nostro Signore in S. Matteo al 7. con quelle parole : quocumque vultis ut faciant vobis homines, eadem facile illis, vedendo essere inforte alcune differenze nelle antiche loro Capitolazioni. Oggi 24. Febbraro 1666. giorno di S. Mattìa glorioso, si convengono essi Cleri nella Chiesa dì S. Mercurio, dove nel presente anno risiede la Dignità, e armati tutti colla falce della giustizia, cercano svellere, e troncare ogni zizania di differenze per abbruciarle nell’ ardente fuoco di una carità fraterna, con dichiarare alcune cose occorse sopra le Capitolazioni fatte da’ loro antichi Predeceffori, quali sono le seguenti, vìdelicet:
            In primis sopra il Cap.IV. dichiarano essi Cleri, che essendo loro obligati solennizare le due Festle principali delli titoli dell’una, e l’altra Chiesa, cioè dell’Assunto della B.V. e del glorioso S. Mercurio, e mancando alcun Prete, se non sarà legittimamente impedito debba pagare carlini sei di punto, cioè carlini due al primo Vespero, carlini uno al Matutino, carlini due alla Messa Cantata, ed un altro al secondo Vespero.
            Sopra il Cap. XI. si convengono, e dichiarano li detti Cleri in conformità della lettera di Monsignor Illustrissimo Ferrante Apicella Vescovo di Larino, il dì cui tenore determina, che avendo un forastiere, o una forastiera fatto l’incolato nella Serra per anni diece, occorrendo accasarsi con qualche forastiero, o forastitera, abbia da sposare in quella Chiesa, dove per spazio di detto tempo è stato sagramentato, per causa dell’abitazione, e se pure qualche forastiero per detto spazio sarà andato hinc, inde, in tal caso debbia sposare nella Chiesa della dignità.
           Sopra il Cap.XII. vogliono, e dichiarano li medesini Cleri, che seminanio un Parrochiano di S. Mercurio, e quel seminato succedesse ad un Parrochiano di S. Maria per vendita, o per successione caufa mortis, o altro, in tal caso la decima di detto seminato sia la metà per uno, e nell’istesso Capitolo dichiarano li detti Cleri, che seminando qualche farastiere commorante nella Serra, la di cui decima per il jus praedialespettarebbe la metà per uno, occorrendo, che detto forastiere si accasasse infra annum, non s’intende guadagnare la Decima quella Chiesa donde è la sposa parrochiana ; ma per quell’anno tantum sia la metà per uno, e ciò s’intende dopo esser fatta la semina, che succedendo prima, sia di quella Chiesa a chi spetta, cioè d’onde la donna è Parrochiana.
           Sopra il Cap. Xlll. si convengono li detti Cleri, e lodano l’antiche osservanze, che la Chiesa della Dignità sagramenta il Castello, la Casa di Tremiti, l’Osteria; e per detta Casa di Tremiti perché la perfona fa il luogo, dichiarano, che la Chiesa della Dignità debbia sagramentare detti Padri, e loro servi, quantunque si ritrovassero in e casa de’ Parrocchiani di quella Chiesa, dove non è la Dignita ; dichiarando ancora, che benché l’Ospidale sia sagramentato un mese per uno per antica consuetudine, nulladimeno occorrendo caso di diporto in quello, si debbia osservare la lettera di Monsignor illmo Persio Caraccio, il tenore della quale dichiara sopra il diporto, che essendo sagramentato alcun farastiero in casa di qualche Parocchiano o dell’una, o dell’altra Chiesa, e per maggior comodo, o per alleviarsi il fastidio, il Parrocchiano di quella porasse l’infermo all’Ospidale, o pure in altra casa, e quello morendo, si abbia da esequiare da quel Clero, da chi ha ricevuto li Sagr amenti, cioè il Sagramento dell’Eucarìstia, opure dell’Estrema Unzione, quae respiciunt Jurisdictionem. E sopra detto cap. occorrendo, che alcun forastiero morisse dentro di quella Terra, si abbia da esequiare da quel Clero, dov’è il principal Padrone , e Parrocchiano, e non donde è l’affittatore della casa, dove muore detto Forastiero, e muorendo qualche Forastiero in campagna nelli luoghi comuni, si abbia da esequiare dal Clero della Dignità ; e morendo qualche forastiero nelle Case, y Pagliari, o Tugurj di vigne di detta Terra, si abbia da essequiare da quel Clero d’ond’è parrocchiano il Padrone delle possessioni, intendendosi quelli, che si ritrovano a padrone, opure affittatori, seu socj, ma accadendo accidentalmente sia della Chiesa, dove risiede la Dignità ; e per osservanza del tutto essi Cleri hanno fatto le presenti dichiarazioni, sottoscritti di loro proprie mani, e la presenta no a Monsignor Illmo Ferrante Apicella Vescovo di Larino Padre, e Padrone  amoroso, acciò si degna autenticarli con suo Placet. 

    D. Cefare Rota Arciprete di S. Mercurio confirmo ut supra.
    D. Alessandro Viani Arciprete di S. Maria in Sylvis confirmo ut supra.
    D. Vincenzo Carriera Sacerdote di S. Mercurio.
    D. Giò: Battista Macro Sacerdote di S. Maria.
    D. Orazio de Blasio Sacerdote di S. Mercurio.
    D. Francesco Macro Sacerdote di S. Mercurio 
    D. Francesco di Gilio Sacerdote di S. Maria.
    D. Lionardo Pannunzio Sacerdote di S. Mercurio.
    D. Silvestro de Silvestris Sacerdote di S. Maria.
    J. V. D. D. Stanislaus de Santis Sacerdos S. Mercurii. 
    D. Giuseppe Finella Sacerdote di S. Maria.
    D. Francesco Chimenti Sacerdote di S. Mercurio.
    D. Antonio Panza Sacerdote di S. Maria .
    D. Francesco d’Annuccio Sacerdote di S. Mercurio.
    D. Cesare de Luca Sacerdote di S. Maria. 
    D. Ernando de Santis Sacerdote di S. Mercurio.
    Diacono Francesco de Luca Prete di S. Mercurio. 

        38. Oggi, che sono li venti del corrente mese di Settembre 1703. essendo stato proposto dalli Signori RR. Arcipreti, e Preti sì dell’uno, come dell’altro Clero della Serra di rimettere in virida osservanza la pia, e laudabile costumanza della buona reciprocanza teneasi tra essi Signori de’ Cleri, che era, quante volte però ne fussero stati richiesti, ed invitati, di far gratis, e fenza stipendio alcuno l’accompagnatura con una sol Messa cantata di requie del defonto Padre, e Madre, Fratelli, Sorelle, e Nepoti di qualsivoglia Sacerdote di esse loro Chiese parrocchiali, trasmessa da poco tempo in questa parte contro la carità, ed unione fraterna, senza riflettere, che la discordia è il vero esterminio delle cose, secondo sta registrato ne’ Prov. al 17.Qui meditatur discordias, diligit rixas, e che la pace, e l’unione sommamente piace a Dio, Ego sum Deus pacis, & non afflictionis, e che tra persone Ecclestastiche deve pompeggiare una somma carità fraterna, e che di questa il Signor Iddio si pregia, secondo il detto dell’Aspoflolo S. Giacomo : Fratres diligite alterutrum, a tal effetto oggi predetto giorno congregati in unum nuovamente la riconfermano, e cosi promettono di osservare ad in vicem per l’avvenire, che per cautela delle cose predette hanno di lor proprio pugno sottoscritto la presente conchiusione.

    D. Pietro de Cicco Arciprete di S. Maria in Sylvis.
    D. Donato de Santis Arciprete di S. Mercurio.
    D. Tommaso Augelli Partecipante di S. Mercurio.
    D. Antonio Penza Partecipante di S. Maria. 
    D. Gio: Lionardo dì Virgilio Partecipante di S. Maria.
    D. Carlo Egizzio Partecipante di S. Mercurio.
    D. Marino d’Aloja Partecipante di S. Maria.
    D. Casimiro Samuele Partecipante di S. Mercurio.
    D. Domenico Macciochini Partecipante di S. Maria.
    D. Donat’Antonio Magnacca Partecipante di S. Mercurio.
    D. Primiano Lacivita Partecipante di S. Maria.
    D. Onufrio Tartaglia Partecipante di S. Mercurio.
    D. Mercurio Politi Partecipante di S. Mercurio.
    D. Felice Cepollone Partecipante di S. Mercurio.

       39. Essendo nate alcune altre controversie intorno all’interpretazione de’ suddetti Capitoli, per comune quiete furono fatte le seguenti.
             Per maggior lucidezza delli casi possono occorrere nella morte de’ Forastieri si convengono di nuovo li sopraddetti Cleri, e dichiarano, che ammalandosi qualche Forastiero tanto commorante, quanto adventizio, etiam che abbia decimato ad essi Cleri in qualsivoglia luogo fuori della Terra, e venendo infermo dentro detta Terra, ed andando a governarsi in casa di qualche Parrocchiano, si abbia da sagramentare da quella Chiesa d’ond’è il parrocchiano, e morendo sia il defonto della stessa Chiesa, siccome al presente è accaduto a Giovanni Micillo del Castiglione, quale ammalandosi nella Massaria dell’Eccmo Signor Marchese, e venendo nella casa di Fabio Sessa a Terra nuova, è stato sagramentato, ed essequiato dal R. Clero di S. Mercurio, d’onde è Parrocchiano il medesimo Fabio, così deciso da Monsignor lllustrissimo Ferrante Apicella Vescovo di Larino, non intedendosi tal caso per diporto, ed il detto Giovanni serviva per panettiere nella sopraddetta Massaria.
           Di più morendo qualche Oblato, o venendo ammalato dalle Chiese di fuori
    di questa Terra s’abbia da sagramentare, ed essequiare dalla Chiesa della Dignità, ancorché detto Oblato non abbia patente in scriptis, bastando solamente, che sii al servizio di qualche Chiesa fuori della Terra medesima, conforme è accaduta all’Oblato di S. Giacomo.
           Per maggior chiarezza, e concordia tra essi RR. Cleri, si sottoscrive oggi
    6. del corrente Luglio 1709. comunemente la presente scritta lettera di decisione per osservarsi il simile comunemente in futurum.

    Io D. Donato de Santis Arciprete di S. Mercurio.
    lo D. Carlo Egizzio Partecipante di S.Mercurio.
    D. Casimiro Samuele Partecipante di S.Mercurio.
    D. Donat’Antonio Magnacca Partecipante di S. Mercurio.
    D. Onofrio Tartaglia Partecipante di S. Mercurio.
    D. Mercurio Politi Partecipante di S. Mercurio.
    D. Marcella Cordili Partecipante di S. Mercurio.
    D. Felice Cepollone Partecipante di S. Mercurio.
    D. Carlo de Santis Partecipante di S.Mercurio.
    D. Pietro de Cicco Arciprete di S. Maria in Sylvis.
    D. Antonio Penza Decano.
    D. Domenico de Spirito Partecipante.
    D. Domenico Macciocchini Partecipante di S. Maria.
    D. Michele Gissi Partecipante di S. Maria.
    D. Orazio Rota Partecipante di S.Maria.
    D. Primiano Lacivita Partecipante di S. Maria.
    D. Girolamo Vanomo Alunno dì S. Maria in Sylvis.

    Altre Chiese dentro l’Abitato.

       40. Dentro l’Abitato, vi sono altre Chiese minori, cioè. La Chiesa di S.Antonio di Padova, eretta nel luogo detto la Covatta vicino la Casa del fu Dottor Fisico Giuseppe de Sanctis suo Fondatore, come dall’Istrumento della Fondazione del primo di Agosto del 1643. per mano di Notar Carlo Scarizza della Serra, con una Cappellania ad nutum amovibile de’ suoi Eredi, e Successori. In questa Chiesa vi è un solo Altare dedicato in onore di S. Antonio di Padova, di cui nel medesimo Altare vi è la Statua di legno.

       41. La Chiesa di S. Bartolomeo Apostolo, che nell’anno 1588. fu eretta da Bartolomeo Molino, siccome si ha da una Iscrizione in marmo rustico posta in detta Chiesa, che dice :

    U. J. D. BARTHOLOMEUS MOLINO
    EREXIT, FUNDAVIT, DOTAVIT
    ANNO MDLXXXVIII.

    Ora però è stata rinnovata quasi da’ fondamenti dal fu D. Lorenzo Facciolla di Serracapriola, che morì Arciprete del Rotello, e fu da noi benedetta l’anno 1728. Vi è il suo Beneficiato col titolo di Abate.

        42. La Chiesa di S. Antonio Abate, eretta vicino la Porta di essa Terra, volgarmente detta la Porta di Basso, non molto distante dalla Chiesa Matrice di S. Mercurio. In essa vi è la Confraternita di Ecclesiastici, e Laici de’ Principali del luogo, col titolo de’ Morti coll’uso de’ sacchi di color bianco, e mozzette di color negro, eretta coll’autorità dell’Ordinario, dal quale furono a’ Confratelli dati li Statuti, e si dirigge dal proprio Padre Spirituale, il quale si elegge dall’Ordinano vicendevolmente dal numero de’ Porzionarj dell’uno, e dell’altro Clero : i suoi beni si amministrano dal Procuratore proprio, il quale si conferma dalla Curia Vescovile, infieme cogli altri Ufficiali.

       43. Di più dentro lo Spedale vi è una Cappella dedicata a S.Anna, la quale si governa dal Procuratore, il quale si destina dall’Ordinario del luogo col suo Spedaliere. Egli è posto nella pubblica Piazza non lontano da Portella, cosi chiamata. Lo Spedale è ben formato colle stanze bastanti a ricevere i Poveri, e i Pellegrini.

    Chiese fuori dell’Abitato.

       44. Una è sotto il titolo della Santissima Trinità, eretta, e ristaurata ultimamente dalla divozione, e pietà del Popolo, e si governa da un Romito, per cui vi sono più stanze. Sta situata per la via, che porta a Chieuti, distante dalle mura di Serracapriola un quarto di miglio in circa. Vi sono tre Altari. Il Maggiore in onore della Santissima Trinità, bastantemente provisto: dalla parte del Vangelo vi è l’Altare di S. Maria della Pietà : e dalla parte dell’Epistola vi è quello di S. Francesco di Paola.

       45. L’altra tiene il titolo di S. Maria del Monte, è distante dalle mura della Terra circa un miglio per la via, che conduce al Ponte del fiume Fortore, ella è Badia antica, e si trova nel Registro delle Badie, e Beneficj della Chiesa Larinese notato: Abbas S.Mariae de Monte a Serra. Non abbiamo documento della sua origine ; e si ha la Bolla della sua unione al Seminario di Larino in carta pergamena dell’anno 1631. al primo di Ottobre fatta dal Vescovo Persio Caracci. Vi è un Romito con buona abitazione, che la mantiene pulita. Vi è gran concorso e divozione alla Sagra Immagine della B. Vergine, che ivi si venera, la quale suole ne’ bisogni di essa Terra portarsi in Processione : e si vede, che la Madre di Dio si compiace impetrare spesse grazie appresso il Divino Figliuolo. Ultimamente di nostro ordine fu riformato il suo Altare all’uso moderno Romano. Di questa Chiesa ne ha il pensiero, e la cura il Percettore del Seminario pro tempore

       46. Altra sotto il titolo di S. Giacomo Apostolo, la quale è Grancia della ricca Commenda di S. Primiano della Città di Larino, e si governa da un Romito, e questa si visita dall’Ordinario.

       47. Finalmente vi è un altra Chiesa col titolo di S. Maria Maddalena, la quale è posta dentro la Masseria, che possiede il Padrone di Serracapriola.

    Conventi di Religiosi diversi.

    48. Anche fuori dell’Abitato si veggono due Conventi. Uno di Riformati di S. Francesco sotto il titolo di S. Angelo : l’altro di Cappuccini sotto il titolo di S. Maria delle Grazie, amendue di osservanza con numero competente di Religiosi. Or di questi conviene farne distinto racconto. 

    Convento de Riformati.

       49. Conciossiacché di questo Convento, sua origine, e stato presente né parla appieno il P. Frat’Angelo di Montesarchio nella sua Cronistoria della Riformata Provincia di S. Angelo in Puglia alla part.3. cap.9. ci piace perciò qui trascrivere le sue parole. Nello stesso dilettevole colle, sessanta passi lontano dalla suddetta Terra di Serra, Feudo della nobilissima Famiglia d’Avalos, fu da’ PP. Cisterciensi dell’antichissimo Monastero di S. Maria di Ripalda edificato un Ospizio per comodo de’ loro Religiosi, i quali vi dimorarono dall’anno 1436. fino al 1474. quando con Breve di Sisto IV. Sommo Pontefice fu dato a1 PP. Osservanti, e ne presero possesso i PP. Cipriano di Troja, e Samuele di Goglionisi. Fu dalla generosa pietà della Serenissima Famiglia Gonzaga de’ Principi di Guastalla quasi di nuovo edificato, e nel 1503. interamente perfezionato, e capace a potervi abitare i Religiosi, siccome riferisce Monsignor Gonzaga : Nicolao V. Pontif. Max. ad totius Ecclcsiae militantis, & Alphonso Aragono ad utriusque Siciliae Regni, atque Reverendissimo Aurone Episcopali dignitate praefulgido ad Laurinae Ecclesiae clavum fedentibus a Christi Nativitate 1436. Patres Cistercienses Monasterii B. Virginis de Ripaldo Accolae, Hospitium quoddam fuis Fratribus excipiendis omnino accomodum, non procul ab Oppido Serrae construxerant. Quo tamen ab iisdem derelicto, is Rex, qui tunc temporis Neapolitanis principabatur, & facta sibi a Summo Poncifice Systo IV. facultate, currente Dominicae Incarnationis anno 1474. a Patribus, & Fratribus Cypriano a Troja, & Samuele a Goglionisio praeoccupandum, caeterisque hujus Provinciae locis adjiciendum curavit. Cumque ob ejus incapacitatem comodae Fratrum habitationi non adeo faveret, ab Illustrissimo Hannibale a Hevara in ejus victoriae, quam de Nemosiano Duce, Generalique totius Gallici exercitus Capitaneo, deque omnibus copiis prope Carinolam anno Domini 1503. retulit memoriam ex devictorum spoliis ampliatum, plurimisque Officinis, & pulchra fatis Ecclcfia S. Angelo dicata, collustratum extitit: Part.2. orig. Relig. Francisc.tom.2. pag.434. Stabilita la Informa in questa Provincia, fu questo Convento dagli Osservanti a’ PP. Riformati ceduto, da’ quali è STato ampliato, ed abbellito in tal guisa, che oggi è uno de’ belli, e magnifici Conventi. Nell’anno 1700. vi fu costituita l’Infermeria, la quale con nobile semetria, con Dorrnitorj feparati da quelli del Convento, e con buone Officine osservasi sltuata : ed è adobbata di copiosi arredi, e necessarie suppellettili per servigio de’ Frati infermi. E colle limosine di persone divote vi fu aperta una buona Speziaria. Oltre i frati infermi, dimorano in questo Convento circa 16.Religiosi, ma è capace a potervi abitare più di 30. Contiene una mediocre Libreria, ma ricca di ottimi libri. E vi è un giardino assai spazioso, e dilettevole, con un pozzo di buone e abbondantissime acque. La Chiiesa si va attualmente modernando, e quasi riedificando : e benché ritenesse lo stesso sito dell’antica , viene costrutta in una guisa assai bella, e divota : e per l’anno vegnente sarà interamente perfezzionata. Vi è il Deposìto di Monsignor Fra Tommaso d’Avalos dell’Ordine dePredicatori Vescovo di Lucera : il cui Corpo intero si conserva in una cassa elevata dal pavimento. La Sagrestia è decentemente ornata di sagre suppellettili, né vi manca quello, che fa duopo ad una umile pompa Religiosa.

     
      50. Sopra la quale fondazione, e altro notato intorno a questo Convento, stimiamo dover avvertire all’anacronismo , che prende il Gonzaga volendo, che nel 1436. fusse Papa Nicolo V. e che fusse Re di Napoli Alfonso I. poiché Nicolo V. fu eletto nel 1447. e morì nel 1455. e Alfonfo I. fu Re di Napoli dall’anno 1442. fino all’anno 1458. come si dice nella Vita di Aurone Vescovo di Larino lib.5. di queste Memorie.

       51. Quanto alla Persona di F. Tommaso d’Avalos, fu Vescovo di Lucera si fa qui memoria, come fu egli fratello carnale del Marchese del Vasto di Pescara, degno Religioso de’ Predicatori , Cattedratico nell’ Università di Napoli nella Cattedra di Teologia, che si dice di S.Tommaso in memoria di questo Santo Dottore per avervi anche egli letto. Da Priore, che fu questo F. Tommaso di S. Domenico Maggiore si adoprò molto, perche S. Domenico venisse eletto Protettore della Città, e di tutto il Regno. Da Urbano VIII, fu assunto al Vescovado di Lucera li 24. Maggio 1642. dove con raro esempio di bontà in età giovanile di anni 30. appena compiuti morì nel primo anno della sua elezione, che non finì. Il P. Cavalieri nella Galleria de’ Pontefici di quell’Ordine nella Centur.5. parlando di lui al num.83. dice, che il suo Corpo prima fu riposto nella Cattedrale del suo Vescovado, e che poi fu trasportato al Vasto nella Sepoltura de’ suoi Maggiori. Questo però è un abbaglio preso anche da Ughellio, dove parla della Vita di questo Prelato tra’ Vescovi di Lucera, e ben si vede ritrovarsi nella Chiesa del suddetto Convento de’ PP. Riformati di Serracaprio la, dove noi l’abbiamo veduto, e si conserva intero nel suo sepolcro, posto in alto attaccato al muro laterale a man sinistra dell’ ingresso della Porta della Chiesa ; e forsi il P. Cavalieri avrà preso per il Vasto tutto lo Stato della Casa d’Avalos del ramo del Vasto, che allora possedeva, come ha posseduto fino a’ dì nostri questa suddetta Terra di Serracapriola.

       52. Rispetto poi alla Chiesa, quale dice il P. F. Angelo da Montesarchio, che a suo tempo si andava riformando, e abbellendo, avvertiamo, come già si è totalmente riformata, e abbellita da’ succidumi dell’antichità.

    Convento di Cappuccini.

       53. Sta egli posto da un miglio in circa lontano dall’Abitato, e a Settentrione di esso in luogo piano, e aperto con fabbriche, e Clausura grande, capace di venti, e più Religiosi, anzi bastevole a celebrarsi il Capitolo Provinciale, le, come più volte si è fatto. La sua fondazione è antica, cioè dell’ anno 1536. e un anno dopo quello di Latino ; tantoché ficcome il Convento di Larino è il primo di fondazione di questa loro Provincia, che chiamano di S. Angelo, cosi egli è il secondo.

       54. Per la solita povertà de’ PP. Cappuccini, questo Convento, non solo è comodo, ma anche per la sua Chiesa si rende venerabile a cagione di una miracolosa Statua della Beatissima Vergine , che vi si conserva, della quale il Padre Zaccaria Boverio negli Annali di quella Religione all’anno 1566. così ne parla : Turcae hoc anno cum instructa classe Apuliae littora circumvagantes plerasque Urbes depredati essent ; inter alias Serramcapriolam caede ac incendio devastant. Quo tempore cum Cappuccinorum Monasterio incenso ex his quamplurimi in Ecclesiam irruerunt, variasque Sanctorum Imagines demolirentur, scaelestm quidam devotissimum , ac toti Populo venerandum quoddam Beata Virginis simulacrum districto ense aggressus illud in frustra dissecare conabatur. At Deus Opt. Max. tam sacrilegum scaelus inultum non tulit. Vix nefarius ille Sacram Deiparae Statuam divulsam humi prosternerat ; eum repente Deo ulciscente viribus destitutus vita simul defunctus fuit. Quod cum caeteris terrorem intulisset, inde abscedentes integrum simulacrum reliquerunt. Conventu deinde instaurato, illa Beata Virginis Imago in Ecclesia collocata, tot deinceps miraculis corruscare caepit, ut innumere ferè in ea Tabella appensae, copiosissima Regionis illius incolis Deiparae beneficia collata testentur 

    Chiese distrutte.

       55. Tra esse se ci fa avanti la prima, come la più vicina a questa Terra, ed è quella, che fu eretta col titolo di S. Rocco, distante dall’abitato da circa cinquanta passi. Li suoi vestigj sono in strada, che conduce al Convento de’ Cappuccini.

       56. La Chiesa di S. Silvestro è distante forse due miglia verso Oriente per la strada, che conduce al Ponte detto de Civitate, per il quale si passa sopra il Fortore da questa Diocesi a quella di Civitate ; e di questa Chiesa si vedono alcuni miseri avanzi delle sue fabbriche.

       57. La Chiesa di S. Giovanni del Vento, o de Vento, sta situata fuori della Terra sotto Montesicco in strada per cui si va alla Chiesa di S. Maria di Colloredo, o sia Madonna Grande nel Territorio di Campomarino, distante da Serracapriola due miglia in circa. Di essa si vedono pochi vestigj. Ell era antichissima ; e se ne fa menzione cosi nella Bolla di Lucio III. dell’anno 1181. come In quella d’Innocenze IV. dell’anno 1254. nelle quali si nota tra quelle Chiese, che doveano riconoscere il Vescovo Larinese con qualche annuo tributo.A S. Joannes de Vento libram unam cerae annua pensione, ma per errore nel nostro Sinodo si legge de Verno, che vuoi essere de Vento. Nel Registro poi de’ Beneficj di questa Diocesi si nota : Abbatia S. Joannis de Vento Serraecapriolae. Ella però è Grancia della Badìa di S. Maria a Pulsano, dittante dal Monte Gargano due miglia, e questa si possiede attualmente dall’Eminentissimo Signor Card. Pier Luigi Carrafa nostro particolare Amico, e Padrone. In quella Terra di Serracapriola vi sono versure trecento di territorio in circa, e molti Canoni, che si pagano in beneficio della Grancia preaccennata.

    Di Montesecco luogo distrutto.

       58. Questo luogo tra que’ Paesi si appella Montesicco. Andava egli con Cliternia, e in parlarsi di questa Città, si mentova come luogo appartenente alla medesima, come si dice nel cap.4. di questo lib.4. §.Unico. Ora se ne fa qui parola a cagione, che va unito col Territorio di Serracapriola, nel di cui tenimento presentemente sta situato, tiene il nome di Montesecco per esser egli un Monte sterile, e forsi fu Rocca di Cliternia ; né abbiamo altro di sua memoria.

    De Giorni Festivi particolari, che si osservano  in questa Terra. 

       50. Oltre a’ giorni festivi, che si celebrano dalla Chiesa Universale, vi è quello di San Pardo, che si osserva di precetto per tutta la Diocesi ; parimente di precetto la festa di S. Mercurio Martire, la quale si celebra li 25j. di Novembre, come Padrone principale della medesima Terra : e due sono le altre, che si osservano di divozione, cioè di S. Berardino Confessore a’ 20. di Maggio, come di Padrone, meno principale, e di S. Rosalia V. li 4. Settembre.